lunedì, febbraio 19, 2007

Ali vs. La Motta



Non è stato il match del secolo, anche perchè non avrebbe mai potutto avere luogo, primo, perchè tra Jake La Motta e Cassius Marcellus Clay Jr., diventato poi Muhammad Ali-Haj passano circa 20 anni di età, soprattutto, poi, La Motta era un peso medio mentre Alì era un massimo. Questa sfida che non c'è stata e che non avrebbe potuto esserci, può avere luogo al di fuori del quadrato. Sul lato sinistro del ring Michael Mann,Will Smith e Jamie Foxx, alla vostra destra Martin Scorsese, Robert de Niro e Danny de Vito.
Questi due, seppure così diversi tra loro, sono in assoluto i migliori film mai girati sulla noble art, fanno capire, anche a chi non è un'esperto come me, cosa sia veramente il pugilato e soprattutto quello che NON è il pugilato: ovvero due persone che si prendono a pugni finchè uno dei due ha la meglio. I minuti iniziali di entrambe i film sono perfetti: Sullo sfondo di una musica suonata da negri si accavallano due diversi piani sequenza:Cassius che si allena correndo per strada ed il primo incontro con Sonny Liston. Scorsese dal canto suo ci fa vedere il toro del bronx boxare al rallentatore in solitaria su di un ring in lontananza tra le luci dei flash , sovrapponendo i titoli di apertura (anticipando di diversi anni quella che sarebbe divenuta una moda decisamente stucchevole). Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte all'uso smodato che Mann fa del ralenty durante i combattimenti, non so se si possa definire retorica visiva, ma d'altro canto come fare a meno della retorica quando hai a che fare con un mito? Scorsese dal canto suo prova la carta impopolare del bianco e nero ed il risultato è ,che quello che vediamo attraverso le sfumature di grigio va aldilà di qualsiasi accostamento policromatico. Willy Smith si annulla e diventa per più di due ore Alì, mentre di De Niro è meglio non parlare affatto: è semplicemente il migliore attore di sempre nella sua prova migliore di sempre, non fosse altro che per quel monologo recitato a se stesso di fronte allo specchio all'inizio ed alla fine del film.....
Il resto è storia, sappiamo benissimo che nel "rumble in the jungle" Alì avra la meglio però ad ogni macigno di Foreman pensiamo che no questa volta non c'è la potrà fare e ne continuiamo a celebrare il mito. Dall'altra parte speriamo fino alla fine che La Motta non butti tutto al cesso a causa della sua pazzia.... ed è tutta qui, in fondo la magia del cinema.
"Me li ricordo ancora gli applausi, me li sento ancora nelle orecchie, e me li porterò dietro per tutta la vita. Mi ricordo una sera levai l’accappatoio e cascò il mondo: m’ero scordato i calzoncini. Ricordo tutti i KO., tutti i ganci, tutti i jab: è il sistema peggiore per fare una bella cura dimagrante. La mia non è stata una vita squallida: anch’io ho avuto… Ma mi farebbe piacere sentirmi applaudire quando recito come fate con Laurence Olivier quando recita Shakespeare: "Un cavallo, un cavallo. Il mio regno per un cavallo"… Sono sei mesi che non ne becco uno! Ma io non sono Olivier, anche se mi farebbe piacere. E poi lo vorrei vedere sul quadrato a recitare: se con Sugar si misurasse, chi sa quante ne pigliasse! Per cui datemi un’arena giacché il Toro si scatena, perché oltre al pugilato sono attore raffinato! Questo è spettacolo!."

giovedì, febbraio 15, 2007

Mamma Roma Addio

Da Virgilio in avanti, in molti ci hanno provato....
Io mi levo il cappello davanti a Remo Remotti ed ad una Roma che forse non c'è più.

A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!

...e poi ce so' tornato!